Editoriale - Riforma della scuola

Ha finalmente visto la luce il Disegno di legge 2994 dal titolo “Riforma del sistema di istruzione e formazione”, depositato alla Camera il 30 marzo. Dopo la grande attesa che aveva generato la consultazione on-line, avviata dal Governo negli ultimi mesi, sul tema della buona scuola, sorprende che non compaiano novità strategiche di rilievo, se non prevalentemente indirizzate alla riorganizzazione del personale scolastico.

Il DDL, infatti, ad un’attenta analisi lessicale mostra una prevalenza di termini/concetti che riguardano la dimensione organizzativa ed il ruolo dei soggetti che in essa agiscono (dirigenti, docenti, studenti), mentre non emerge la dimensione culturale e valoriale di riferimento, la filosofia insomma che la ispira. Termini come uguaglianza, equità, cooperazione, inclusione e tempo pieno non compaiono mai nel testo. Molti temi portanti, oltre tredici, sono affidati a deleghe al Governo ed in tal modo sottratti al dibattito parlamentare.

Dispiace constatare l’assenza di una proposta di riordino dei cicli scolastici che non è più rinviabile e inoltre come non sia stato raccolto il forte segnale inviato da numerose associazioni sull’abolizione del voto numerico nella scuola primaria di primo grado, che, in nome di una necessaria semplificazione, aveva cancellato una grande tradizione pedagogica del nostro paese. Anche i piani di studio vengono non solo confermati nella loro attuale struttura ma, con riferimento a numerose discipline, in vario modo “potenziati”, “valorizzati”, “incrementati” con il possibile rischio per lo studente di creare “teste ben piene anziché ben fatte”.
Gli unici elementi di vision che è possibile individuare nel DDL sono l’apertura pomeridiana delle scuole e la possibilità per esse di caratterizzare la propria offerta attraverso i piani triennali, con un organico strutturato in funzione di tale offerta e la possibilità di chiamare i docenti. Ma, se come appare, tutto l’impianto si poggia sulle nuove competenze assegnate alla dirigenza, senza definire forme di governo partecipative della scuola, si restituisce una visione del sistema lontana dalle forme di collaborazione, solidarietà, co-progettazione che la scuola italiana aveva già sperimentato e di cui si sente ancor di più il bisogno.

Una programmazione triennale economico/finanziaria mal si concilia con l’incertezza delle risorse di cui le scuole soffrono annualmente, anzi, sovente persino mensilmente, pertanto sorge spontanea la questione della certezza delle risorse in un’ottica di sostenibilità della programmazione. Un disegno di legge che enuncia questi principi e criteri richiederebbe una formazione ed anche una gestione statuale di ben altro rigore da quelle attualmente in vigore nel nostro paese. Inoltre un piano triennale per il mondo scolastico è quanto mai impegnativo e condizionante: stabilizza ma riduce flessibilità e poco si avvicina ad un vissuto quotidiano che nelle scuole è fatto di dinamismo continuo, di problem solving corrente, di scoperta e persino di creatività, il che richiede di stare continuamente “sul pezzo”.

In conclusione la riforma così proposta manca di una vision complessiva per una buona scuola attenta ai diritti delle persone di minore età capace di educare ai valori costituzionali, di promuovere la valorizzazione delle differenze facendo acquisire un metodo educativo che stimoli il desiderio del sapere, che favorisca un apprendimento libero, critico e consapevole, anche nell’uso delle tecnologie, che si preoccupi di innalzare i livelli di istruzione per tutti, di ridurre la percentuale di abbandoni scolastici e garantire una gestione democratica e partecipata della scuola stessa.

Angela Nava - Coordinamento Genitori Democratici

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