Ambiente familiare e misure alternative

Minori fuori dalla propria famiglia di origine

L’articolo 20 della Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Convention on the Rights of the Child - CRC) dispone che:
1. Ogni fanciullo il quale è temporaneamente o definitivamente privato del suo ambiente familiare oppure che non può essere lasciato in tale ambiente nel suo proprio interesse, ha diritto a una protezione e ad aiuti speciali dello Stato.
2. Gli Stati parti prevedono per questo fanciullo una protezione sostitutiva, in conformità con la loro legislazione nazionale.
3. Tale protezione sostitutiva può in particolare concretizzarsi per mezzo dell’affidamento familiare, della kafalah di diritto islamico, dell’adozione o, in caso di necessità, del collocamento in adeguati istituti per l’infanzia. Nell’effettuare una selezione tra queste soluzioni si terrà debitamente conto della necessità di una certa continuità nell’educazione del fanciullo, nonché della sua origine etnica, religiosa, culturale e linguistica.

Nelle Osservazioni Conclusive del 2003 al punto 34 il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha raccomandato all’Italia, ai sensi dell’art. 20 CRC, di:
(a) prendere tutte le misure necessarie per assicurare l’applicazione della Legge 184/1983;
(b) come misura preventiva, migliorare l’assistenza sociale e il sostegno alle famiglie in modo da aiutarle ad adempiere il compito di crescere i bambini, attraverso l’educazione dei genitori, la creazione di consultori e l’utilizzo di programmi comunitari;
(c) adottare misure efficaci per attuare soluzioni alternative all’istituzionalizzazione, come l’affidamento, l’affido in case famiglia e altri sistemi di assistenza familiare, e collochi i bambini in istituto solo come soluzione estrema;
(d) assicurare regolari ispezioni degli istituti da parte di soggetti indipendenti;
(e) stabilire meccanismi efficaci per ricevere e inoltrare ricorsi da parte di bambini assistiti, per monitorare i parametri di assistenza e, ai sensi dell’art. 25 della Convenzione, stabilire revisioni periodiche e regolari dei collocamenti in istituto.

Nelle ultime Osservazioni Conclusive, pubblicate nell’ottobre 2011, il Comitato ONU al punto 40 ha raccomandato all’Italia di garantire, nell’ambito delle sue competenze, l’applicazione efficace ed equa della legge n. 149/2001 in tutte le regioni e che:
(a) adotti criteri e standard minimi concordati a livello nazionale per i servizi e l’assistenza relativi a tutte le istituzioni di assistenza alternative per i bambini privati di un ambiente familiare, incluse le "strutture
residenziali" quali le comunità di tipo familiare;
(b) garantisca il monitoraggio indipendente, a opera di istituzioni pertinenti, del collocamento di tutti i bambini privati di un ambiente familiare e definisca procedure di responsabilità per le persone che
ricevono sovvenzioni pubbliche per ospitare tali bambini;
(c) proceda a un’indagine generale su tutti i bambini privati di un ambiente familiare e crei un registro nazionale di tali bambini;
(d) modifichi il Testo Unico sull’immigrazione per specificare esplicitamente il diritto al ricongiungimento familiare e la relativa applicazione a tutti gli stranieri aventi tale diritto, incluse le famiglie che
si sono formate in Italia;
(e) garantisca in maniera appropriata la scelta, la formazione e la supervisione delle famiglie affidatarie e fornisca loro sostegno e condizioni finanziarie adeguate;
(f) tenga conto delle Linee Guida in materia di accoglienza etero-familiare allegate alla risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite 64/142.

Nel preambolo della CRC si afferma che «la famiglia, unità fondamentale della società e ambiente naturale per la crescita ed il benessere di tutti i suoi membri e in particolare dei fanciulli, deve ricevere la protezione e l’assistenza di cui necessita per poter svolgere integralmente il suo ruolo all’interno nella collettività». Tale principio è ulteriormente ribadito negli articoli 7, 9 e 20 della CRC. I principi della CRC, ed in particolare il diritto del minore a vivere e crescere in famiglia, hanno trovato riconoscimento in Italia con la Legge 149/2001.
La Legge 149/2001 «Diritto del minore ad una famiglia», conformemente ai diritti sanciti dalla CRC, individua i presupposti per l’attuazione del diritto di ogni bambino ad una famiglia, prioritariamente alla propria, e assegna allo Stato, alle Regioni e agli Enti Locali il compito di sostenere i nuclei familiari in difficoltà, al fine di prevenire l’abbandono e di consentire al bambino di essere educato nella propria famiglia. In particolare, la Legge vieta che le condizioni di indigenza dei genitori possano costituire ostacolo, anche indirettamente, all’«esercizio del diritto del minore alla propria famiglia» e prevedeva che il ricovero in istituto fosse superato entro il 31 dicembre 2006 mediante affidamento a una famiglia e, ove ciò non fosse possibile, mediante il collocamento in comunità di tipo familiare.

L’affidamento familiare, in base alla Legge 184/1983 e s.m., deve essere realizzato nei confronti dei minori nei casi in cui non sia praticabile, anche temporaneamente, un supporto alla famiglia d’origine tale da consentirvi la permanenza del minore e non sussistano le condizioni per la dichiarazione dello stato di adottabilità.
La Legge 149/2001, accanto ad un rafforzamento del ruolo della famiglia, prevede che «il ricovero in istituto dei minori dovesse essere superato entro il 31 dicembre 2006 mediante affidamento ad una famiglia e, ove ciò non fosse possibile, mediante inserimento in comunità di tipo familiare caratterizzate da organizzazione e da rapporti interpersonali analoghi». La sopracitata Legge 149/2001 precisava che «le Regioni, nell’ambito delle proprie competenze e sulla base dei criteri stabiliti dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, definiscono gli standard minimi dei servizi e dell’assistenza che devono essere forniti dalle comunità di tipo familiare e dagli istituti e verificano periodicamente il rispetto degli stessi». I criteri deliberati dalla suddetta Conferenza ( gli stessi previsti dal DM 308/2001, emanato in attuazione della Legge 328/2000) si sono limitati però a prevedere due diverse tipologie di comunità: le comunità di tipo familiare, e le strutture a carattere comunitario. Non viene invece precisato nulla in merito a standard qualitativi e strutturali, tutt’ora non definiti.

-  Leggi l’analisi e le raccomandazioni del Gruppo CRC su "i minori privi di ambiente familiare" nei Rapporti di aggiornamento:
1° Rapporto CRC 2004-2005
2° Rapporto CRC 2005-2006
3° Rapporto CRC 2006-2007
4° Rapporto CRC 2007-2008
2° Rapporto Supplementare CRC 2009

5° Rapporto CRC 2011-2012
6° Rapporto CRC 2012-2013
7° Rapporto CRC 2013-2014
8° Rapporto CRC 2014-2015
9° Rapporto CRC 2015-2016

Approfondimento: nel 2005 il Comitato ONU ha dedicato il Day of General Discussion (Ginevra, 16 settembre) alla questione dei “minori privi di un ambiente familiare”. Alla giornata ha partecipato anche una delegazione del Gruppo CRC che ha presentato un proprio contributo scritto contenente specifiche raccomandazioni.
- Leggi e scarica il contributo scritto del Gruppo CRC al Day of General Discussion 2005
- Leggi e scarica il resoconto e le conclusioni del Day of General Discussion a cura del Comitato ONU (in inglese)

Glossario:
Day of General Discussion: annuale incontro di approfondimento relativamente ad un tema specifico prescelto nell’ambito dell’applicazione della CRC, organizzato dalla segreteria del Comitato ONU. Si tratta di una discussione pubblica a cui sono invitati a partecipare rappresentati governativi, funzionari delle agenzie specializzate della Nazioni Unite, rappresentanti di ONG, al fine di approfondire lo specifico individuato come oggetto dell’incontro.

Centro Nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza (CNDA): istituito con Legge 451/1997 ed afferisce alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento delle Politiche per la Famiglia in concerto con il Ministero della Solidarietà Sociale. Il Centro ha il compito di raccogliere e rendere pubblica la normativa, i dati, le ricerche, nonché di analizzare le condizioni di vita dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia. la documentazione è disponibile sul sito www.minori.it.

- Documenti e siti internet di riferimento sull’argomento:
Legge n. 184 del 4 maggio 1983 «Disciplina dell’adozione e dell’affidamento di minori»
Legge n. 149 del 28 marzo 2001 «Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, recante «Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori», nonché al titolo VIII del libro primo del codice civile»
Decreto Ministeriale n. 308 del 21 maggio 2001 Regolamento concernente «Requisiti minimi strutturali e organizzativi per l’autorizzazione all’esercizio dei servizi e delle strutture a ciclo residenziale e semiresidenziale, a norma dell’articolo 11 della legge 8 novembre 2000, n. 328»
Centro nazionale di Documentazione e Analisi sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, Ogni bambino ha diritto a una famiglia – stato di attuazione della Legge 149/2001, Quaderno n. 39, settembre 2006
Risoluzione del Parlamento Europeo n. 2007/2093 «Verso una strategia dell’Unione Europea sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza» punto 111
Coordinamento Nazionale Servizi Affidi (CNSA)
Guidelines for the alternative care of children, "Linee Guida in materia di accoglienza etero famigliare" adottate dalle Nazioni Unite nel corso dell’Assemblea Generale svoltasi il 18 dicembre 2009.

Pubblicato il 15 novembre in Gazzetta il IV Piano Infanzia

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 novembre (...)

Nuovo Piano per il contrasto della pedofilia

Condiviso nell’ambito dell’Osservatorio per il contrasto (...)

Un anno di nuovi garanti regionali, ma ancora non sono tutti

Nel 2016 nuove nomine di Garanti Regionali. Sono (...)

archivio news