Vaccinazioni: le sfide per una maggiore fiducia

Ogni bambino dovrebbe veder garantito il proprio diritto all’accesso alle migliori cure possibili e anche quello alle migliori pratiche preventive possibili, comprese tutte le vaccinazioni che siano sicure (cioè non gravate da un eccesso di reazioni avverse) ed efficaci (cioè capaci di evitare la malattia contro cui ci si vaccina), oltre che non specificamente controindicate. Nessuno contesta questi principi ma da diversi anni vediamo diffondersi un clima di sospetto e diffidenza o più spesso di dubbio e confusione che si traduce in un pericoloso atteggiamento di “esitazione vaccinale”, che ha determinato un calo delle coperture vaccinali. Esso è rivolto per lo più verso quelle malattie caratterizzate da letalità apparentemente contenuta (che spiega la scarsa percezione di pericolo) ma con elevata diffusibilità (che rende necessarie coperture molto alte per garantire la protezione di gruppo impedendo lo scoppio di epidemie). Il vaccino che patisce di più questa condizione è quello contro morbillo, parotite e rosolia (MPR) che ha ormai raggiunto un livello di copertura vaccinale allarmante (86%, meno 4 punti percentuali rispetto anno precedente), con la possibilità già ora della ricomparsa di diffuse epidemie.
In controtendenza sono invece i vaccini contro le malattie che presentano all’inverso alta letalità e bassa-bassissima diffusibilità, come quelli contro le varie forme di meningite. Al di là delle valutazioni sociologiche su quella che sembra una tendenza ormai infrenabile all’interesse individuale dimenticando i bisogni collettivi, si tratta di una reazione comunque ingiustificata dal momento che in realtà la vaccinazione contro MPR è “conveniente” anche per il singolo e non solo per la collettività. La apparente benignità di malattie come il morbillo è infatti dovuta all’effetto di protezione “di gruppo” dato dalla (fino a oggi mantenuta) alta percentuale di soggetti vaccinati; a questa si contrappone la cronaca dei rari ma drammatici casi di malattie batteriche invasive. Ma se consideriamo popolazioni native non vaccinate, verifichiamo che mentre per evitare un decesso da meningococco B occorre vaccinare centinaia di migliaia di bambini(1), per lo stesso numero di bambini la vaccinazione contro MPR di decessi ne evita centinaia, per lo più soggetti “fragili”, ma senza escludere persone fino a quel momento ritenute perfettamente sane.
E’ cambiato il clima culturale attorno alle vaccinazioni; al di là degli antivaccinatori veri e propri si è formata una ampia schiera di genitori confusi che magari continuano a far vaccinare i figli, ma lo fanno svogliatamente, con diffidenza, spesso spinti dalla emotività del momento e dalla cronaca che porta alla ribalta i casi drammatici di soggetti che hanno avuto una meningite o che ricorrono al tribunale perché ritengono di essere stati danneggiati da un vaccino.
Abbiamo il dovere di chiederci se ci siamo attrezzati per fornire le risposte giuste a questi nuovi bisogni; non tutti i segnali sono coerenti e ci sembra anzi che alcuni siano decisamente criticabili. Pensiamo che sia giusto evidenziare questi ultimi perché da una attenta riflessione potrebbe nascere una nuova fruttuosa alleanza che consenta la (ri)apertura di un’era di fiducia verso questo straordinario veicolo di salute e prevenzione:

□ Offrire 22 calendari vaccinali diversi non fa altro che produrre confusione e disorientamento.
□ Cattiva comunicazione fornita dalle TV e media, che spesso presentano il tema delle vaccinazioni ponendo sullo stesso piano le osservazioni scientifiche e le opinioni personali degli ospiti in sala;
□ La FNOMCEO (Federazione degli ordini dei medici) si è pronunciata contro i medici che si dichiarano antivaccinatori. Tuttavia è sufficiente dichiarare di non essere un antivaccinatore ma piuttosto un medico scrupoloso che, prima di procedere, vuole verificare la effettiva capacità dell’organismo di “sopportare” la immunizzazione per ritardare la vaccinazione “sine die”
□ Necessità di migliorare la comunicazione, la formazione del personale, l’adeguamento dei servizi di sorveglianza (delle malattie e degli effetti avversi), la valutazione puntuale dei programmi vaccinali in atto e la garanzia di processi di introduzione trasparenti e univoci. Un cambiamento di rotta che consideri tutti questi aspetti è forse l’unico modo per recuperare la credibilità ridotta delle vaccinazioni.
□ Minacciare la esclusione dalle comunità infantili dei bambini non vaccinati, oltre che essere ingiusto per i piccoli che sono comunque innocenti, rischia solo di esacerbare le contrapposizioni ideologiche senza risolvere nulla dato che i problemi maggiori sono ipotizzabili per morbillo e pertosse, contro cui non esiste obbligo vaccinale.

A cura di Rosario Cavallo ACP – Associazione Culturale pediatri

Per approfondimenti: paragrafo CRC ad esso dedicato: http://www.gruppocrc.net/salute-e-servizisanitari
1) Use of Serogroup B Meningococcal Vaccines in Adolescents and Young Adults: Recommendations of the Advisory Committee on Immunization Practices, 2015 Weekly October 23, 2015 / 64(41);1171-6

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