È recente la bocciatura, da parte della Ragioneria dello Stato, senza alternative, della proposta di legge unitaria delle opposizioni per un congedo paritario ben retribuito ed esteso a tutte le categorie di lavoratori e lavoratrici.
In un documento dal titolo “Dopo la bocciatura della proposta di congedo paritario: che fare?” pubblicato il 19 marzo in occasione della Festa del Papà, la Rete Alleanza per l’Infanzia esprime “forte preoccupazione per l’assenza, anche quest’anno, di qualsiasi misura migliorativa dei congedi destinati ai padri per consentire loro di condividere in modo paritetico la cura dei figli e delle figlie, fin dalla nascita o dall’entrata in famiglia per affidamento o adozione”. Il documento richiama le molte ragioni per le quali Alleanza per l’Infanzia ritiene che questa riforma “non sia più rinviabile”, fra queste, la necessità di rispondere alla crescente domanda in tal senso (sia dei padri che, e ancor più, delle madri) di correggere lo squilibrio di genere nella cura (particolarmente forte in Italia); di garantire alle donne pari opportunità occupazionali e di carriera; di ribadire l’importanza della ‘paternità accudente’ fin dall’inizio, per trasformare il maschile e prevenire la violenza domestica. Ma, soprattutto, il documento mette l’accento sul diritto del bambino e della bambina a poter trascorrere un tempo adeguato anche con il padre e sull’impatto positivo che questo ha sulla sua salute e benessere.
Come dimostrato da decenni di ricerca scientifica internazionale, bambine e bambini il cui padre sia stato attivamente e precocemente coinvolto nei primi anni della loro vita, mostrano più elevati livelli di competenze cognitive e sociali, migliore autoregolazione e autostima, e migliori progressi scolastici. Fatte salve le evidenti specificità biologiche legate a gravidanza, parto e puerperio (che portano a modalità e tempi in parte diversi nell’uso dei congedi da parte di madri e padri) si tratta di assicurare la possibilità per i padri di passare un tempo congruo (meglio se paritetico) con il figlio/la figlia nell’arco dei primi mille giorni, secondo le modalità che la coppia sceglierà – fatto salvo il primo necessario periodo di congedo condiviso dopo la nascita, fondamentale per la creazione del legame padre-figlio/a e per la coppia, questo sì ‘obbligatorio’, nel senso che i datori di lavoro lo devono concedere/garantire. Negare questa possibilità viola tre diritti: quello del bambino/la bambina ad avere accanto il padre o il secondo adulto di riferimento fin dalla nascita; quello della madre a non essere lasciata sola con la responsabilità della cura e avere uguali opportunità sul luogo di lavoro; quello del padre a poter esercitare il suo ruolo di cura e stare accanto al piccolo/la piccola.
Il Presidente dalla Commissione Lavoro della Camera ha dichiarato di esserci “disponibilità ad affrontare in Commissione un discorso nel merito” puntando su flessibilità e premialità dei congedi parentali facoltativi. ‘Flessibilità’ e ‘premialità’, se ben diretti, sono utili. Tuttavia, agire sui soli congedi ‘parentali’ volontari trasferibili anche aumentandone la retribuzione, non basta, come ci dice l’esperienza in altri paesi UE, compreso quello italiano. Infatti l’aumento (di per sé positivo) all’80% della retribuzione dei primi tre mesi di congedo ‘parentale’, ha portato, come accerta l’INPS, a un aumento dell’uso da parte dei padri del solo 2,5%. Soprattutto, non basta in Italia, dove permangono disparità di genere strutturali rilevanti, oltre a una cultura dominante che attribuisce la responsabilità della cura, in particolare dei più piccoli e piccole, alle madri e dunque la scelta di chi prende il congedo è ben lontana dall’essere ‘libera’. Il documento di Alleanza per l’Infanzia ribadisce che quello dei congedi per i padri (tendenzialmente paritari) è un tema di interesse trasversale/bipartisan, e auspica l’avvio a breve termine di una discussine che coinvolga maggioranza e opposizione. Si tratta di avviare un processo per fasi, ad esempio portando da 10 giorni a tre mesi il congedo di paternità obbligatorio ben indennizzato, estendendolo a tutti i lavoratori, e raddoppiando in un primo tempo i mesi di congedo parentale, anch’essi ben indennizzati, assegnandone la metà a ciascun genitore (salvo che nel caso di genitore solo, ovviamente), per poi aumentarli gradualmente entro un orizzonte temporale definito.
Quello che appare necessario in questa fase è impostare un processo a tappe, con tempi e impegni certi, per aprire la strada al riconoscimento che la cura delle bambine e dei bambini piccoli è una responsabilità e un piacere di entrambi i genitori e va a beneficio della società tutta.
A cura di Annina Lubbock, Centro per la Salute delle Bambine e dei Bambini e Rete Alleanza per l’Infanzia
Per approfondimenti si veda:
Il Sole 24 Ore, Congedo parentale, sui tempi riaperto il confronto in commissione Lavoro
INPS, Rapporto Annuale XIV, luglio 2025: cap. 2. Differenze nell’accesso e utilizzo dei congedi parentali
e la sezione del sito del Gruppo CRC dedicata a Supporto alla genitorialità.