Il maltrattamento all’infanzia continua a essere una delle emergenze sociali più gravi e meno visibili del nostro Paese. La dimensione del problema è confermata dai dati più recenti. Nel 2024 i reati contro i minorenni registrati in Italia hanno raggiunto quota 7.204, con un incremento del 35% rispetto a dieci anni fa. Questi numeri raccontano un fenomeno strutturale in crescita.

La settima edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia di CESVI, presentato a Roma presso il Dipartimento per le politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, conferma che il maltrattamento non può essere considerato un problema individuale o esclusivamente familiare. È una problematica complessa, profondamente influenzata dalle condizioni sociali, economiche e relazionali in cui crescono bambine, bambini e adolescenti. Dove aumentano la fragilità economica, l’isolamento sociale e la carenza di servizi, cresce anche il rischio che i diritti dei più piccoli vengano compromessi.

L’edizione 2026 dell’Indice CESVI conferma, inoltre, il forte peso delle condizioni territoriali. Nelle regioni caratterizzate da reti sociali più solide e da servizi maggiormente strutturati i miglioramenti risultano più evidenti, mentre nei territori segnati da fragilità economiche, minore disponibilità di servizi e debolezza del tessuto sociale persistono condizioni di rischio significativamente più elevate.

Il metodo di analisi dell’Indice regionale sul maltrattamento CESVI si basa su 65 indicatori statistici regionali, selezionati dalla letteratura scientifica nazionale e internazionale, e analizza le regioni italiane rispetto a sei capacità fondamentali: cura di sé e degli altri, vivere una vita sana, vivere una vita sicura, acquisire conoscenza e sapere, lavorare, accedere a risorse e servizi.

Dall’analisi di quest’anno risulta che la regione italiana con la migliore capacità complessiva di fronteggiare il tema del maltrattamento all’infanzia è l’Emilia-Romagna, seguita da Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. Le regioni che presentano maggiori criticità sono, invece, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia

Accanto ai fattori di rischio tradizionali emerge oggi con forza una nuova sfida: la povertà relazionale e una generazione sola. Non si tratta soltanto della mancanza di amicizie o occasioni di socialità, ma dell’indebolimento di quei legami che aiutano bambine, bambini, famiglie e comunità a riconoscere il disagio, chiedere aiuto e costruire percorsi di crescita positivi. Le evidenze raccolte da CESVI mostrano come povertà economica e povertà relazionale tendano ad alimentarsi reciprocamente. Nelle testimonianze raccolte tra bambini e bambine delle Case del Sorriso (un programma attivato da CESVI per fronteggiare il problema del maltrattamento e della trascuratezza verso bambine e bambini presente nelle città di Bari, Napoli, Siracusa e Milano) di Napoli e Bari emerge come il lavoro precario o gravoso dei genitori riduca il tempo condiviso in famiglia, generando isolamento, tristezza e una minore disponibilità di relazioni significative. Quando le relazioni si impoveriscono, aumenta la vulnerabilità. Quando viene meno una rete significativa e consolidata di adulti, educatori, insegnanti, vicini, servizi e spazi di aggregazione, diventa più difficile prevenire e intercettare situazioni di maltrattamento.

Le bambine e i bambini coinvolti nella ricerca qualitativa e ascoltati da CESVI ci consegnano un messaggio chiaro. Il loro benessere dipende dalla qualità delle relazioni che vivono ogni giorno: in famiglia, a scuola, nel quartiere, nei luoghi educativi. Gli educatori, gli adulti di riferimento e gli spazi di incontro vengono vissuti come fattori di protezione fondamentali, capaci di contrastare isolamento, paura e vulnerabilità.

Per questo motivo non basta intervenire quando il danno si è già manifestato. È necessario investire con continuità nella prevenzione, rafforzando i servizi territoriali, sostenendo la genitorialità, promuovendo la salute mentale e costruendo reti di prossimità capaci di accompagnare le famiglie prima che le fragilità si trasformino in emergenze. Significa passare da una logica prevalentemente riparativa a una visione preventiva, nella quale la tutela dell’infanzia diventi una responsabilità condivisa tra istituzioni, scuola, servizi, Terzo Settore e comunità locali. I dati mostrano che gli interventi di sostegno alla genitorialità e i servizi sociali territoriali stanno progressivamente recuperando i livelli precedenti alla pandemia. Nel 2022 gli utenti dei servizi di sostegno alla genitorialità hanno raggiunto quota 144.627, superando i livelli del 2018, mentre i servizi sociali professionali hanno registrato un aumento del 6,9% degli utenti rispetto al periodo pre-pandemico. Persistono tuttavia forti disuguaglianze territoriali, con una diffusione dei servizi molto più elevata nelle regioni del Nord rispetto al Centro e al Mezzogiorno.

Significa creare le condizioni affinché ogni bambino e ogni bambina possa crescere all’interno di una comunità capace di prendersi cura, ascoltare e accompagnare. L’urgenza di investire nella prevenzione è confermata anche dagli effetti che il maltrattamento produce lungo tutto l’arco della vita. Le esperienze traumatiche infantili aumentano il rischio di disagio psicologico, problemi di salute, comportamenti a rischio e abbandono scolastico, oltre a favorire la trasmissione intergenerazionale della violenza. In Italia il costo economico complessivo del fenomeno è stato stimato pari a circa lo 0,84% del PIL nazionale.

Perché la prevenzione del maltrattamento inizia molto prima dell’emergenza: inizia dalla qualità delle relazioni che una società è in grado di costruire attorno ai suoi bambini affinché le nuove generazioni non siano più sole. In un tempo segnato da crescenti fragilità sociali e relazionali, investire nell’infanzia non è solo una scelta di tutela, è una scelta che riguarda il futuro stesso delle nostre comunità.

 

A cura di Erica Bertero, CESVI Fondazione – ETS

 

Per approfondimenti si veda:

Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia

e la sezione del sito del Gruppo CRC dedicata a Abuso, sfruttamento dei minorenni e maltrattamento