Il 24 gennaio si celebra la Giornata internazionale dell’educazione, istituita dall’Onu per richiamare l’attenzione sul ruolo centrale dell’istruzione nella promozione dello sviluppo, della coesione sociale e della riduzione delle disuguaglianze.

I dati confermano che investire in educazione resta uno degli strumenti più efficaci per contrastare il disagio socio-economico. Chi raggiunge livelli di istruzione più elevati ha mediamente maggiori probabilità di accedere a carriere più stabili e meglio retribuite, con effetti positivi che si estendono all’intero arco della vita. Spesso, però, la condizione socio-economica della famiglia ha un impatto decisivo sul percorso di studio dei figli. Per questo è fondamentale che le istituzioni garantiscano pari opportunità di accesso ai più alti gradi di istruzione, indipendentemente dal contesto sociale e territoriale di partenza.

Proprio per questo motivo, l’Unione europea si è data uno specifico obiettivo su questo fronte: raggiungere una quota del 45% di laureati tra la popolazione di età compresa tra i 25 e i 34 anni entro il 2030. Un traguardo che molti paesi hanno già raggiunto, ma che per l’Italia appare ancora distante.

Prima di concentrarci più nello specifico sui dati riguardanti il grado di raggiungimento dell’obiettivo Ue in tema di laureati, diamo uno sguardo più complessivo a quella che è la situazione per quanto riguarda la popolazione in possesso di un titolo di studio terziario. Secondo i più recenti dati di Eurostat, relativi al 2024, il 33,5% della popolazione europea tra i 25 e i 74 anni aveva conseguito un titolo di istruzione terziaria. Le quote più elevate si registrano in Irlanda, Lussemburgo, Svezia e Cipro, dove oltre il 45% della popolazione adulta ha un titolo universitario (o equiparabile). All’estremo opposto si collocano Romania e Italia, entrambe sotto il 25%.

Guardando alla fascia più rilevante per il monitoraggio delle politiche europee, quella dei giovani adulti (25-34 anni), emerge un quadro ancora più netto. Nel 2024, la media Ue era già al 44,2% e quasi la metà degli stati membri aveva raggiunto o superato il target. L’Italia, invece, si colloca al penultimo posto, con una quota pari al 31,6%, distante oltre 13 punti percentuali dall’obiettivo e con una percentuale maggiore solo alla Romania (23,2%).

All’interno di questo quadro si evidenzia anche una marcata differenza di genere: le donne raggiungono livelli di istruzione terziaria molto più spesso degli uomini. Nel nostro paese il divario è particolarmente ampio e supera i 13 punti percentuali, uno dei più elevati in Europa.

Il dato a livello nazionale non restituisce quelle che sono le situazioni nei diversi territori. Come spesso succede, anche su questo fronte si registrano delle significative differenze. Per analizzare più nel dettaglio la situazione italiana è necessario ricorrere a fonti diverse da Eurostat. I dati territoriali disponibili provengono infatti dalle statistiche sperimentali Istat e fanno riferimento a una fascia d’età più ampia (25-49 anni). Per questo motivo non possono essere utilizzati per misurare direttamente il raggiungimento dell’obiettivo europeo, ma rappresentano comunque uno strumento prezioso per valutare lo stato dell’arte e le disuguaglianze interne al paese. Altro elemento da tenere in considerazione riguarda il fatto che, in questo caso, il dato più recente disponibile fa riferimento al 2022.

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