Il 27 maggio ricorrono i 35 anni dalla ratifica, da parte dell’Italia, della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Convention on the Rights of the Child), avvenuta con la Legge n. 176 del 1991. Trentacinque anni da quando l’Italia ha assunto un impegno preciso: riconoscere tutte le bambine, i bambini e gli adolescenti come titolari di diritti, ascoltarne la voce in tutti i processi decisionali che li riguardano e costruire politiche capaci di proteggerli e accompagnarli nella crescita.

In questo arco temporale, la Convenzione ha rappresentato molto più di un semplice riferimento normativo. È diventata un punto di orientamento culturale e una lente attraverso cui valutare i progressi raggiunti e i passi ancora da compiere. Perché il riconoscimento formale dei diritti deve tradursi in pratiche e politiche concrete.

È proprio in questa prospettiva che il tema del monitoraggio assume un ruolo centrale.

È in questa cornice che nel dicembre del 2000, in vista dell’esame periodico dell’Italia promosso dal Comitato ONU per i diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, nasce il Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, poi denominato Gruppo CRC, con una missione chiara: garantire un monitoraggio indipendente, continuo e autorevole dell’attuazione della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (CRC) in Italia. Da venticinque anni il Gruppo CRC rappresenta una voce unitaria della società civile, riunendo oggi una rete di oltre 100 organizzazioni – traguardo raggiunto nel 2019 – di natura diversa. Ne fanno parte organizzazioni ed enti del terzo settore, realtà che esprimono competenze professionali altamente qualificate nei rispettivi ambiti, tra cui quello giuridico, sanitario, educativo e accademico. Questa pluralità di saperi e multi-professionalità non è solo un dato distintivo del Network, ma il presupposto stesso del metodo di lavoro del Gruppo CRC: la vasta gamma dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza viene monitorata contando su competenze specialistiche e punti di osservazione differenti e ricondotti ad una lettura condivisa nei rapporti redatti a più mani. È proprio questo raccordo tra le competenze a consentire la costruzione di analisi puntuali, coerenti e multidisciplinari, che si traducono in contributi di monitoraggio solidi e autorevoli nei processi internazionali. Attraverso questo approccio, il Gruppo CRC contribuisce infatti ai principali processi di monitoraggio dei diritti umani a livello internazionale. Il principale è il monitoraggio presso il Committee on the Rights of the Child (Comitato ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza), previsto dagli articoli 43–45 della CRC, attraverso il quale gli Stati Parte sono tenuti a riferire periodicamente sulle misure adottate per dare attuazione ai diritti sanciti dalla Convenzione. Il processo si fonda sull’esame dei rapporti presentati dallo Stato (State reports), integrati da informazioni fornite dalla società civile (Supplementary Reports). Su questa base, il Comitato conduce un dialogo costruttivo con lo Stato e adotta le Concluding Observations, che contengono raccomandazioni per migliorare l’attuazione della Convenzione e costituiscono il riferimento per il ciclo successivo di monitoraggio.

Il Gruppo CRC ha presentato tre Supplementary Reports: il primo nel 2001, il secondo nel 2009 e il terzo nel 2017, oltre ad un Rapporto Supplementare dedicato all’attuazione dei due Optional Protocols nel 2005. Questi contributi hanno rappresentato uno strumento essenziale per il Comitato mettendo a disposizione analisi, dati e criticità, e fornendo spunti per la definizione delle Concluding Observations relative all’Italia.

Negli ultimi anni, il sistema di monitoraggio si è evoluto con l’introduzione di una procedura di monitoraggio semplificata (Simplified Reporting Procedure – SRP), che prevede la sostituzione del rapporto periodico tradizionale con un Rapporto più mirato basato su una Lista di temi (List of Issues Prior to Reporting – LOIPR), evidenziati dal Comitato. Nell’ambito di questo nuovo processo, il Gruppo CRC ha inviato nel 2025 un proprio contributo per evidenziare alcuni temi prioritari che riteneva importante fossero ripresi nella LOIPR adottata poi nel marzo 2026.

Nella lista dei temi da includere nel Rapporto che il Governo italiano dovrà inviare al Comitato ONU ad inizio del 2027 sono considerati molti aspetti della Convenzione oggetto del monitoraggio da parte del Gruppo CRC nei rapporti annuali.

Tra questi, anche il diritto della partecipazione di bambine, bambini e adolescenti, oggetto di monitoraggio fin dal 3° Rapporto CRC (2006–2007). Il Gruppo CRC ha sollecitato il Comitato ONU sulla necessità di adottare una strategia nazionale complessiva per la partecipazione delle persone di minore età, sostenuta da adeguate risorse finanziarie e da specifici percorsi formativi, estesa ai livelli regionale e locale e volta a definire ambiti e processi nei quali essa debba essere garantita. In linea con tali indicazioni, il Comitato ha richiesto all’Italia di fornire informazioni sia sulle misure prese per implementare le “Linee guida per la partecipazione di bambini e ragazzi” promosse dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza (AGIA), sia per quanto riguarda l’istituzione di meccanismi di partecipazione di bambine, bambini e adolescenti nell’elaborazione, attuazione, monitoraggio e valutazione del Sesto Piano nazionale per l’infanzia e l’adolescenza (2025–2027).

Analogamente, sul tema della violenza di genere, il Gruppo CRC ha sollecitato il Comitato a interrogare lo Stato sull’eventuale realizzazione di un monitoraggio nazionale degli interventi attuati nell’ambito del progetto ‘Educazione alle relazioni’ , nonché sulle ragioni della mancata adozione e pubblicazione delle Linee guida nazionali per l’educazione all’emotività, alla sessualità e alla salute riproduttiva, elaborate nel 2017 e successivamente rinnovate, in continuità con il posizionamento pubblicato dal Network dal titolo “Educazione all’affettività e alla sessualità: Perché è importante introdurre la Comprehensive Sexuality Education nelle scuole italiane”. La LOIPR richiede al governo italiano di fornire dati disaggregati sui fenomeni di violenza contro i minorenni, nonché sulla violenza di genere e sui casi di femminicidio a danno di adolescenti; informazioni sulle misure adottate per prevenire e contrastare la violenza domestica e la violenza di genere contro le ragazze, in particolare nel contesto familiare; e indicazioni sull’introduzione dell’educazione alla salute sessuale e riproduttiva come componente obbligatoria nei curricula scolastici.

Sul tema della salute mentale, il Gruppo CRC svolge un monitoraggio continuativo fin dal 2° Rapporto Supplementare CRC (2009), che è stato attenzionato anche nel proprio contributo alla LOIPR. La LOIPR richiede al governo italiano di fornire informazioni sulla situazione attuale della salute mentale delle persone di minore età, inclusi i sistemi di raccolta dati; sulle misure adottate per garantire un quadro normativo e di policy complessivo che affronti la carenza di servizi, i ritardi nelle diagnosi e nei trattamenti e le disuguaglianze territoriali nell’accesso; sulle iniziative adottate per mitigare e affrontare gli effetti dei media digitali sul benessere cognitivo, emotivo e relazionale di bambine, bambini e adolescenti; sulle risorse destinate ai minorenni nell’ambito del Piano di Azione Nazionale per la Salute Mentale (2025–2030), incluso il sostegno alle linee di ascolto e ai servizi di prima linea; nonché sull’attuazione delle misure relative al modello dello psicologo scolastico.

Il Gruppo CRC ha contribuito in questi anni anche allo Universal Periodic Review (UPR) del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, il meccanismo attraverso cui tutti gli Stati membri sono sottoposti alla revisione periodica sul rispetto dei diritti umani, inviando i propri contributi nei cicli del 2009, 2014, 2019 e 2024, garantendo un’attenzione trasversale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nella più ampia cornice del rispetto dei diritti umani.

L’attività di monitoraggio del Gruppo CRC restituisce una fotografia costantemente aggiornata, in cui permangono alcune criticità, si registrano avanzamenti talvolta ancora parziali e persistono diritti che, a 35 anni dalla ratifica della Convenzione, non risultano ancora pienamente riconosciuti o garantiti in modo uniforme su tutto il territorio.

A 35 anni dalla ratifica della Convenzione, la questione centrale resta quella dell’effettiva esigibilità dei diritti e delle persistenti differenze territoriali che caratterizzano il nostro Paese. Proprio per questo, il Network ha avvertito l’esigenza di pubblicare periodicamente un Rapporto basato sulla raccolta di dati disaggregati su base regionale, al fine di dare visibilità, attraverso le evidenze disponibili, alle disparità presenti nei diversi ambiti.

L’impegno del Gruppo CRC continuerà anche nel ciclo di monitoraggio appena avviato, attraverso un dialogo costruttivo con le istituzioni nella fase di predisposizione del rapporto e con il Comitato ONU, in vista del confronto con il Governo italiano, contribuendo così a creare le condizioni affinché i diritti non restino enunciati formali, ma diventino realtà concrete nella vita di tutte le bambine, i bambini e gli adolescenti.

 

A cura del Coordinamento del Gruppo CRC

 

Per approfondimenti si veda:

Il ruolo del Gruppo CRC nel monitoraggio alle Nazioni Unite