Ogni dato contenuto nel Quarto Rapporto Statistico “Lavoro minorile in Italia: rischi, infortuni e sicurezza sui luoghi di lavoro” pubblicato dall’Osservatorio UNICEF per la prevenzione dei danni alla salute da lavoro minorile e curato dal Laboratorio di “Sanità Pubblica per l’analisi dei bisogni di salute della comunità” del Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria dell’Università degli Studi di Salerno, ci affida una responsabilità. Dietro le statistiche non ci sono soltanto numeri, ma i diritti e le vite di ragazze e ragazzi che stanno costruendo il proprio futuro. È a loro che dobbiamo guardare quando analizziamo il fenomeno del lavoro minorile: non come una questione esclusivamente occupazionale, ma come una sfida che riguarda la piena attuazione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e la capacità del nostro Paese di proteggerli.

Il Rapporto restituisce un quadro fondato su dati pubblici, solidi e sempre più accurati dell’ISTAT, INPS e INAIL. La conoscenza del fenomeno è il primo strumento di tutela: solo comprendendone l’evoluzione è possibile individuare le situazioni di maggiore vulnerabilità e costruire politiche pubbliche efficaci. La raccolta dei dati, tuttavia, rappresenta solo il punto di partenza.

Tra gli elementi più significativi emerge la crescita degli adolescenti tra i 15 e i 17 anni che lavorano, passati da poco più di 35.500 nel 2020 a oltre 81.500 nel 2025. Nello stesso periodo, il numero complessivo dei lavoratori fino ai 19 anni è salito da circa 244.000 a oltre 427.000. Una dinamica che riflette la ripresa dell’occupazione giovanile, ma rende ancora più urgente investire nella qualità delle esperienze lavorative, nella formazione e nella prevenzione. L’aumento dell’occupazione non può tradursi in una maggiore esposizione ai rischi.

Proprio sul fronte della sicurezza, il Rapporto richiama dati che meritano particolare attenzione. Nel solo 2024 sono state presentate oltre 18.600 denunce di infortunio tra i lavoratori di 15-17 anni e, nel quinquennio osservato, si sono contati 18 infortuni mortali. Sono numeri che non possono lasciare indifferenti e che esigono una lettura equilibrata, lontana sia dagli allarmismi sia dalle semplificazioni. Persistono inoltre profonde differenze territoriali: il Trentino-Alto Adige registra il più alto tasso di occupazione minorile (22,54%), seguito dalla Valle d’Aosta (17,46%), mentre nel Mezzogiorno i valori sono sensibilmente inferiori. Anche la dimensione di genere richiede una riflessione: nel 2024, tra gli adolescenti di età compresa tra i 15 e i 17 anni, il 62% delle denunce d’infortunio ha riguardato i ragazzi (38% le ragazze), confermando una prevalenza maschile nell’occupazione giovanile e l’influenza che gli stereotipi continuano ad avere sui percorsi formativi e professionali.

La sicurezza riguarda anche il mondo della scuola. Nel 2025 l’INAIL ha registrato 80.871 denunce di infortunio tra gli studenti, in aumento del 3,84% rispetto all’anno precedente. In questo contesto è importante ricordare la stabilizzazione della tutela assicurativa anche per gli studenti e ribadire la necessità di introdurre un Documento di Valutazione del Rischio (DVR) specifico per il lavoro minorile, calibrato sulle caratteristiche dei lavoratori adolescenti. La prevenzione deve iniziare prima dell’ingresso nel mondo del lavoro e accompagnare ogni percorso educativo e formativo.

La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, in particolare l’articolo 32, riconosce che un’esperienza lavorativa può contribuire alla crescita di un adolescente, purché non ne comprometta la salute, l’istruzione, la sicurezza o lo sviluppo. È su questo equilibrio, tra opportunità educativa e tutela dei diritti, che si misura la qualità del sistema di protezione che siamo chiamati a garantire.

Per questo il lavoro minorile e gli infortuni che coinvolgono gli adolescenti non possono essere considerati soltanto un tema occupazionale: riguardano il diritto di ogni ragazza e di ogni ragazzo a crescere in un ambiente sicuro e a sviluppare pienamente le proprie potenzialità.

Trasformare questi dati in politiche efficaci significa investire nella prevenzione, nella cultura della sicurezza, nella formazione e nella collaborazione tra istituzioni, scuola, imprese, famiglie e società civile. Anche il contributo di organizzazioni come l’UNICEF, attraverso il monitoraggio, la ricerca e la sensibilizzazione, si inserisce in questo impegno condiviso. Perché investire oggi nella tutela dei minorenni significa investire nel futuro del Paese, e la responsabilità di proteggerlo appartiene a tutti noi.

 

A cura di Nicola Graziano, Presidente UNICEF Italia.

 

Per approfondimenti si veda:

Quarto Rapporto statistico “Lavoro minorile in Italia: rischi, infortuni e sicurezza sui luoghi di lavoro” dell’Osservatorio UNICEF per la prevenzione dei danni alla salute da lavoro minorile

E la sezione del sito del Gruppo CRC dedicata a Lo sfruttamento economico: il lavoro minorile in Italia