La sicurezza nelle scuole italiane rappresenta ancora una emergenza nazionale che riguarda direttamente la tutela della salute, della sicurezza e del diritto allo studio di circa 7 milioni di studenti, in gran parte minorenni, e del personale scolastico, poco meno di 1 milione. Il XXIV Rapporto dell’Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola, realizzato da Cittadinanzattiva, traccia un quadro a tratti drammatico, che mostra ancora lo stato di inadeguatezza di questa fondamentale infrastruttura educativa.

Il PNRR ha rappresentato una notevole boccata di ossigeno con i suoi circa 9.500 interventi e 12 miliardi di euro di investimento su diversi filoni: messa in sicurezza, nuove scuole, palestre, mense, nidi ed infanzia. Tuttavia, poco si sa della sua effettiva attuazione se non che a giugno 2026 solo il 61% degli interventi risultava completato e comunque gli effetti di tali interventi non sono visibili nell’Anagrafe dell’Edilizia scolastica che è ferma al 2025.

Senza una mappatura aggiornata dello stato degli edifici e senza il coinvolgimento dell’Osservatorio nazionale dell’Edilizia scolastica, che rappresenta tutti i soggetti a diverse responsabilità e titolo coinvolti, è impossibile programmare e, soprattutto, farlo con una visione strategica che ripensi l’assetto complessivo delle scuole anche alla luce dei flussi di denatalità e dei cambiamenti climatici.

I dati forniti dall’Anagrafe dell’Edilizia dipingono un patrimonio edilizio obsoleto e vulnerabile. Su 39.351 edifici scolastici attivi, quasi la metà (49%) è stata costruita prima del 1976, con un’età media che sfiora i 60 anni. Il 59% degli istituti è privo di agibilità, il 58% non ha la certificazione di prevenzione incendi e il 42% manca del collaudo statico. Esistono persino 5.793 “edifici fantasma” privi cioè di dati relativi alle certificazioni.

A questa inadeguatezza strutturale si aggiunge una drammatica sottovalutazione rispetto ai rischi ambientali e climatici che imporrebbe di considerare non più ciascun edificio scolastico esclusivamente a sé stante ma come parte di un territorio soggetto a innumerevoli criticità. Infatti, il XXIV Rapporto ha rilevato dati fino a qui mai resi noti, incrociando quelli dell’Anagrafe con quelli dell’ Ispra: In Italia, 1 scuola su 5 – 7.543 edifici, per oltre 1,3 milioni di alunni – sorge in aree a rischio idraulico, mentre 5.113 edifici si trovano in zone ad elevato rischio idrogeologico. Sul fronte sismico, solo il 17% è stato progettato secondo la normativa antisismica e l’8% adeguato o migliorato sismicamente. E di fronte alle ondate di calore estremo — denunciate anche dall’OMS — l’unica risposta dello Stato è stata una misura spot da 20 mln di euro: un “click day” da soli 59 euro ad aula. Occorre, piuttosto, un piano nazionale di adattamento climatico interministeriale che combini interventi strutturali (efficientamento, raffrescamento sostenibile, ecc.) con interventi più “leggeri” come estensione del verde, creazione di rifugi climatici nei cortili delle scuole, ecc.

Tra settembre 2025 e agosto 2026 abbiamo censito ben 68 casi di crollo in gran parte di soffitti, solai, controsoffitti nell’intero Paese (25 al Nord, 20 al Centro, 23 al Sud e Isole), che, fortunosamente hanno provocato solo feriti, ma potevano rivelarsi tragedie. Parallelamente, gli infortuni tra gli studenti sfiorano quota 80.871 (+3,8% rispetto all’anno precedente 3 su 4 hanno riguardato minori sotto i 15 anni). Non ci si può rassegnare difronte a questi dati. Occorre indagarne a fondo le cause per mettere in atto azioni preventive e di contrasto.

Serve una programmazione a breve e lungo termine che garantisca continuità dei fondi. Almeno 1 miliardo all’anno chiediamo sia stanziato di cui una fetta consistente da investire nel piano clima scuole. È indispensabile anche spendere meglio e in tempi rapidi i fondi disponibili. Come attesta la Corte dei Conti nel Rendiconto Generale dello Stato 2025 occorre supportare gli enti locali di minori dimensioni con personale tecnico-amministrativo o attraverso task force dedicate o risorse aggiuntive, se non si vuole continuare a registrare ritardi e a concedere proroghe.

Una buona notizia tra tante ombre: tra le scelte dei contribuenti per l’8X1000 allo Stato, la voce per l’edilizia scolastica ha totalizzato ben 70 mln di euro. Il messaggio è chiaro: i cittadini considerano una priorità quella di investire su scuole sicure, belle e salubri e chiedono alle istituzioni di fare altrettanto.

 

A cura di Adriana Bizzarri, Coordinatrice nazionale Scuola di Cittadinanzattiva

 

Per approfondimenti si veda:

XXIV Rapporto. Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola. Focus rischi idraulico e idrogeologico

E la sezione del sito del Gruppo CRC dedicata a Il diritto alla sicurezza negli ambienti scolastici