La tratta di esseri umani è una forma moderna di schiavitù, che si nutre dello stato di bisogno di alcuni individui che si trovano in una fase di vulnerabilità fisica, psicologica, sociale e/o economica. Gli autori impongono la loro volontà alle vittime, in particolar modo se minori, sfruttandone l’impotenza, l’isolamento fisico e mentale e impiegando mezzi di pressione come la violenza fisica e psicologica. Questo sfruttamento, che solitamente si traduce in forme di prostituzione forzata in strada o in luoghi chiusi (es. appartamenti privati, centri massaggi), lavoro nero degradante e in assenza di sicurezza personale (es. sfruttamento agricolo o nell’edilizia), costrizione a svolgere attività illecite (es. spaccio di sostanze stupefacenti) e accattonaggio, in Italia è illegale e punibile anche nel caso in cui la vittima vi acconsenta o se non sia ancora in essere.

La condizione di privazione della libertà personale, o para-schiavistica che dir si voglia, induce le vittime, o meglio i/le sopravvissuti/e, in uno stato di profonda difficoltà psicologica sia rispetto alla presa di coscienza del proprio sé e della propria situazione sia per costruire un futuro al di fuori degli schemi dello sfruttamento. Il ricatto e le violente minacce verso familiari per il pagamento di somme ingenti imposte dalle reti criminali dei trafficanti come debito di viaggio, sono ostacoli che spesso minano l’adesione delle vittime ai programmi di protezione e reinserimento sociale e quindi alla fuoriuscita dalla tratta e dallo sfruttamento.

A causa della difficoltà sopra descritta, nel mondo la maggior parte delle vittime di tratta e sfruttamento restano invisibili: quelle identificate nel periodo 2017-2020 a livello globale non hanno superato i 190.000 casi, di cui il 42% sono donne e il 35% minori, in forme di sfruttamento principalmente di tipo lavorativo o sessuale (entrambi al 38%). Anche in Europa, si stima un numero elevato di vittime non registrate, mentre i casi emersi nel periodo 2019-2020 sono stati 14.311, per il 23% riguardanti i minori.

In Italia, nel 2022 le vittime prese in carico dal sistema anti-tratta, gestito dal Dipartimento delle Pari Opportunità, sono state 850, di cui il 59% donne e l’1,6% minori provenienti principalmente da Nigeria (46,7%), Pakistan (8,5%), Marocco (6,8%), Brasile (4,5%) e Costa d’Avorio (3,3%).

Delineandosi uno scenario così complesso e su ampia scala, Save the Children Italia (StC), consapevole del nesso nocivo tra tratta, grave sfruttamento e infanzia negata, ha deciso di intervenire, insieme a vari partner territoriali e in sinergia con il Numero Verde anti-tratta del Dipartimento Pari Opportunità, in quei territori altamente sensibili, dove maggiormente si verificano situazioni di potenziale rischio per i minori.

Uno dei territori oggetto di osservazione e intervento antitratta negli ultimi 2 anni, è la frontiera italo-francese, a Ventimiglia: una città di arrivo e di transito di migranti, provenienti dalla rotta balcanica o dal confine meridionale, che arrivano alla frontiera nel tentativo di attraversare il confine con la Francia per raggiungere altri Paesi europei. Il numero di migranti, soprattutto minori, donne e persone con vulnerabilità che transitano su questo territorio, cambia notevolmente nel corso dei mesi e degli anni senza mai arrestarsi. Qui le presunte vittime di tratta destinate allo sfruttamento sessuale e lavorativo, subiscono il controllo dei trafficanti, sono isolate, non hanno accesso a un alloggio decente e le condizioni di vita e di salute sono precarie. Per questo motivo, Save the Children ha avviato E.V.A. (Early identification and protection of Victims of trafficking in border Areas), un progetto transnazionale finanziato da AMIF (Asylum, Migration and Integration Fund), che supporta i minorenni, le ragazze e le giovani donne fino ai 30 anni d’età con o senza figli attraverso l’identificazione precoce e la messa in protezione delle vittime di tratta e sfruttamento nelle zone di transito tra Italia, Francia e Spagna.

Con la XIII Edizione del dossier Piccoli Schiavi Invisibili 2023 pubblicata lo scorso Luglio, StC ha acceso un faro sulla condizione dei minori che vivono nei territori caratterizzati dallo sfruttamento del lavoro agricolo, e, nello specifico, di due tra le aree a maggior rischio, la provincia di Latina, nel Lazio, e la Fascia Trasformata di Ragusa in Sicilia: quella che emerge è la fotografia di bambine e bambini figli di braccianti sfruttati che spesso trascorrono l’infanzia in alloggi di fortuna nei terreni agricoli, in condizioni di forte isolamento, con un difficile accesso alla scuola e ai servizi sanitari e sociali. Nonostante alcuni sforzi specifici messi in campo, sono per lo più “invisibili” per le istituzioni di riferimento, non censiti all’anagrafe, ed è quindi difficile anche riuscire ad avere un quadro completo della loro presenza sul territorio.

Le progettualità presenti sui territori mettono in luce le condizioni di forte vulnerabilità dei minori, vittime o a rischio di tratta e sfruttamento lavorativo e/o sessuale nel nostro Paese, che auspichiamo siano oggetto di un intervento istituzionale urgente, volto a prendere in carico e a proteggere tutti i minori e i genitori sfruttati e/o a rischio sfruttamento, nella tutela e il rispetto dei diritti fondamentali dell’infanzia e dell’adolescenza.

 

A cura di Rosa Leo Imperiale, Andrea Cesaro e Chiara Curto Pelle, Save the Children Italia

 

Per approfondimenti si veda:

La XIII edizione del rapporto “Piccoli Schiavi Invisibili”

e la sezione del sito del Gruppo CRC dedicata a Il fenomeno della prostituzione minorile e della tratta in Italia