Il 24 giugno si celebra la Giornata nazionale delle periferie urbane, istituita con legge dello stato alla fine del 2024. L’obiettivo della ricorrenza è riportare l’attenzione sulle condizioni di inclusione sociale, vivibilità e sicurezza delle aree periferiche attraverso iniziative di rigenerazione urbana, riqualificazione e partecipazione facendo leva su stato, enti locali, soggetti della comunità educante e scuole.

In questo contesto, la scuola rappresenta uno dei principali presìdi educativi e sociali delle aree periferiche. L’accesso a servizi scolastici di qualità, come il tempo pieno nella scuola primaria, può infatti contribuire a ridurre le disuguaglianze educative e a offrire maggiori opportunità a bambini e ragazzi che vivono in contesti più fragili.

Lo studio ha analizzato il tema della questione educativa nelle periferie urbane attraverso i dati sull’accessibilità alle scuole con tempo pieno, per capire quanto questo servizio sia effettivamente diffuso e raggiungibile nelle diverse zone delle città metropolitane.

Nell’ultimo rapporto Giovani e periferie, si è approfondito come la presenza di scuole, e anche la loro apertura pomeridiana, sia uno strumento potente per migliorare la condizione nelle aree urbane.

Può offrire un contributo decisivo nella riduzione dei divari educativi e nel contrasto della dispersione, perché consente lo svolgimento di attività educative, didattiche, formative anche al di fuori dell’orario scolastico.

Ma una scuola che resta aperta anche di pomeriggio è anche un presidio sociale sul territorio insostituibile. L’estensione dell’orario di apertura può avere un impatto che non è esclusivamente educativo: rappresenta un luogo sicuro dove poter trascorrere il tempo libero. Una funzione essenziale, soprattutto nelle periferie urbane, dove la carenza di spazi di aggregazione alternativi si fa sentire maggiormente.

Nel rapporto avevamo avuto modo di riscontrare come l’incidenza di studenti frequentano il tempo pieno variasse fortemente tra le città. In alcune, come Milano, Firenze, Torino e Roma, oltre l’85% degli alunni delle primarie statali frequenta scuole con il tempo pieno; mentre la quota scende al di sotto del 10% a Reggio Calabria e Palermo. Con differenze interne nelle città: a Palermo, ad esempio, a fronte di una media cittadina pari a circa il 5%, la quota supera il 30% in quartieri come Tribunali-Castellammare (47,4%) e Palazzo Reale – Monte Di Pietà (34%).

In questo approfondimento, viene analizzato un altro indicatore altrettanto rilevante, elaborato nell’ambito delle attività di Istat per la commissione periferie di questa legislatura. Si tratta della quota di popolazione che risiede in sezioni di censimento che distano al massimo 1,5 chilometri dalla scuola primaria a tempo pieno più vicina. Un indicatore che consente di valutare la questione da un punto di vista diverso: l’accessibilità territoriale di servizi scolastici che offrono il tempo pieno.

La classifica sull’accessibilità alle scuole primarie a tempo pieno conferma un divario marcato tra i capoluoghi di città metropolitana italiani, lungo la faglia nord-sud. Milano e Torino si collocano in testa con percentuali vicine al 100%, seguite da vicino da Cagliari, Firenze e Bologna. In tutti questi comuni, la quota di popolazione che vive in una sezione di censimento distante al massimo 1,5 km dalla scuola primaria a tempo più vicina supera il 95%.

Al contrario, molte città del mezzogiorno occupano le posizioni inferiori. La coda della classifica è interamente composta da città meridionali, in particolare Messina, Reggio Calabria e Palermo (quest’ultima a quota 44,7%). Indicando una forte disparità territoriale nella capillarità del servizio, con il nord e il centro che garantiscono un accesso quasi universale, molto meno frequente nel sud.

Parallelamente, anche nella stessa città possono convivere situazioni di accessibilità radicalmente diverse. Spesso queste si correlano con altri fattori di disagio. Ad esempio, le aree subcomunali delle città metropolitane dove è più bassa la quota di residenti vicini a scuole con il tempo pieno, sono spesso anche quelle con i valori immobiliari più bassi e quelle con più famiglie in potenziale disagio economico.

Altro aspetto rilevante è come in pochi chilometri quadrati possano registrarsi divari anche molto ampi in termini di accessibilità delle scuole a tempo pieno. Lo abbiamo approfondito per le due città emerse dall’analisi precedente.

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