Lo scorso 12 giugno, in occasione della Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, l’UNICEF Italia ha presentato il 4° Rapporto statistico “Lavoro minorile in Italia: rischi, infortuni e sicurezza sui luoghi di lavoro”: tra il 2020 e il 2025, il numero di minorenni (15-17 anni) che lavorano in Italia è più che raddoppiato, passando da 35.505 a 81.565 unità. I settori predominanti per l’impiego minorile risultano essere il lavoro dipendente (esclusi operai agricoli e domestici) e il settore agricolo. Le posizioni che hanno mostrato incrementi maggiori nel periodo preso in esame sono: dipendenti (esclusi operai agricoli e domestici), collaboratori e professionisti della Gestione separata e gli operai agricoli (Lavoratori dipendenti e indipendenti minorenni 15-17 anni, Fonte INPS).

Osservando la fascia di età entro i 19 anni il numero dei lavoratori è passato dalle 310.400 unità del 2021 alle 427.072 rilevate nel 2024, segnando un incremento complessivo del 37,6%. L’occupazione giovanile si concentra prevalentemente in alcune aree del Paese: la Lombardia guida la classifica con una media di 60.501 occupati, seguita da Veneto (39.138), Emilia-Romagna (34.202), Lazio (29.651) e Puglia (25.625)

Per quanto riguarda la distribuzione e l’incidenza del lavoro minorile (15-17 anni) in Italia nel 2025, incrociando i dati demografici ISTAT con le rilevazioni occupazionali INPS, la partecipazione dei giovanissimi alle attività produttive è estremamente diversificata sul territorio nazionale, registrando l’incidenza più elevata in Trentino-Alto Adige (22,54%), seguito dalla Valle d’Aosta (17,46%). Valori più contenuti si riscontrano in Abruzzo (8,19%), Marche (7,12%), Puglia (6,35%) e Molise (6,08%).

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